La nascita del sistema pensionistico nel Regno d'Italia

Classe pensioni per i Dipendenti Pubblici (1895)

Una delle prime forme di previdenza sociale riguardava i dipendenti pubblici. Nel 1895 venne istituita la "Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai" che prevedeva la pensione per i dipendenti dello Stato, delle province e dei comuni. Questa cassa era basata su contributi obbligatori versati sia dai lavoratori che dai datori di lavoro pubblici.

Riforma Nitti (1919)

Con la riforma Nitti, venne istituita una pensione di vecchiaia e invalidità per i lavoratori privati. La riforma stabiliva che tutti i lavoratori dipendenti del settore privato fossero iscritti alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS), che sarebbe poi diventata l'INPS.

Assicurazione per l'invalidità e la vecchiaia (1923)

Durante il periodo fascista, il sistema pensionistico venne ulteriormente sviluppato con il decreto del 1923 che introdusse l'assicurazione obbligatoria per l'invalidità e la vecchiaia per tutti i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori agricoli. Questo sistema prevedeva contributi sia da parte del datore di lavoro che del lavoratore.

Istituzione dell'INPS (1933)

Nel 1933 venne istituito l'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (INFPS), poi divenuto INPS dopo la guerra, che unificava e gestiva tutte le forme di previdenza sociale esistenti, centralizzando la gestione delle pensioni di vecchiaia.

Principali riforme del sistema pensionistico italiano dal 1948 ad oggi

1952 - Legge 218/1952: Introduzione del sistema pensionistico con l'istituzione delle pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti (VOI).
1957 - Riforma Vigorelli: Introduzione della perequazione automatica delle pensioni.

1975 - Legge 153/1969: Introduzione del sistema retributivo per il calcolo delle pensioni e miglioramento delle prestazioni previdenziali, con l'estensione della copertura pensionistica.

1992 - Riforma Amato (Legge 503/1992): Introduzione di misure per la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, come l'allungamento dell'età pensionabile e la riduzione della base pensionabile.
1995 - Riforma Dini (Legge 335/1995): Introduzione del sistema contributivo per i nuovi lavoratori, definizione di un'età pensionabile più flessibile e introduzione di un sistema misto per i lavoratori con contribuzioni precedenti al 1996.

2004 - Riforma Maroni (Legge 243/2004): Modifica dell'età pensionabile e introduzione della "finestra mobile" per l'accesso alla pensione.
2007 - Riforma Damiano: Revisione dei coefficienti di trasformazione del sistema contributivo.

2011 - Riforma Sacconi (Legge 148/2011): Introduzione di ulteriori misure di austerità, come l'innalzamento dell'età pensionabile.
2011 - Riforma Fornero (Legge 214/2011): Revisione significativa del sistema pensionistico con l'innalzamento dell'età pensionabile a 66 anni per uomini e donne, introduzione del requisito contributivo minimo di 20 anni e del metodo contributivo per tutti.

2019 - Decreto-legge 4/2019 (Quota 100): Introduzione della possibilità di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi.
2021 - Legge di Bilancio 2021: Introduzione della "Opzione Donna" per il pensionamento anticipato delle lavoratrici e la "APE Sociale" per specifiche categorie di lavoratori.
2023 - Legge di Bilancio 2023: Introduzione di "Quota 103", permettendo il pensionamento anticipato a 62 anni con almeno 41 anni di contributi.
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